Mercoledì, 28 Ottobre 2020

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A sinistra discussione a perdere

A SINISTRA DISCUSSIONE A PERDERE

silvia romano2

Come era prevedibile, il nuovo governo di centrodestra non ha sconvolto lo scenario sonnolento regionale, limitandosi a gestire e governare il potere con le vecchie pratiche già in uso nella giunta precedente. Piuttosto si è impegnato a riscrivere una storia “troppo di sinistra”. Gli attacchi ai diritti delle donne, il controllo dell’Isuc, una valorizzazione forzata del privato e un’influenza confessionale su molte vicende stanno a confermare il lavoro prodotto per cambiare pelle e orientamento alla Regione, rivedendone e modificandone storia, comportamenti e priorità.

L’attenzione quindi si sposta sulla sponda sinistra della rappresentanza locale (elezioni amministrative a Città di Castello) e in particolare su quale tipo di opposizione si possa pensare di organizzare per contrastare questa deriva e rilanciare un progetto dell’Umbria alternativo, partecipato, solidale e realmente sostenibile. Lo scenario a sinistra è tra il confuso e lo sconcertante, disperso nei mille rivoli del civismo di una sinistra polverizzata e di un Pd racchiuso e concentrato sulle proprie beghe interne e i residui privilegi garantiti dall’essere opposizione.

Quella che servirebbe è una discussione serrata e aperta, capace di fare i conti col passato e in particolare con una gestione politico-amministrativa che ha avuto il demerito di portare l’Umbria stabilmente al sud e di consegnarla senza combattere a un centro-destra improvvisato e sovranista.

Se da una parte un potenziale elettorato ancora esiste, per contro non c’è più una rappresentanza politica in grado di attrarlo, coinvolgerlo, guidarlo. Le avvisaglie di tutto ciò sono facilmente verificabili nelle vicende legate all’elezione del segretario e della segreteria regionali del PD, dalle quali si potrà trarre la concretezza o meno di costruire la tanto agognata alternativa.

Se ciò che serve è una rottura con il passato e un’apertura (vera) a nuovi mondi ed esperienze, quanto sta avvenendo all’interno del PD va esattamente da un’altra parte. La candidatura di alcuni sindaci e amministratori sta a dimostrare tutti i limiti di un partito che, ha affermato il sindaco di Narni (candidato alla segreteria) De Rebotti, “non esiste più”. Non servono certo amministratori limitati nell’impegno e nella visione dal proprio ruolo, protagonisti nelle estenuanti lotte intestine, che hanno contrassegnato il partito a ogni appuntamento elettorale. Se ne è avuta prova nella passata competizione per la segreteria che vide prevalere Bocci su Verini con strascichi e divisioni ancora irrisolti, tra cui la questione del doppio incarico che appare già superata.

Insistere su questa strada sarebbe solo un’ulteriore prova di arroganza e di miopia politica e soprattutto segnerebbe ancora una volta un orientamento conservatore che non ha nessuna intenzione di cambiare e di mettersi in gioco, rinunciando forse definitivamente a lavorare per riunire e rilanciare il centrosinistra.

Le dichiarazioni del Commissario regionale che per le elezioni di ottobre tutto avverrà tra gli iscritti, ricorda molto la fase precedente alle elezioni regionali e l’imposizione dall’alto di un candidato che non voleva nessuno (che ha raccolto poco più di 2000 voti), per poi cambiarlo addirittura a poche settimane dal voto con un improvvisato e sconosciuto nursino.

Sul commissario pesa lo scontento generale sia interno sia esterno al partito che spesso prende la forma di dure critiche (noti gli attacchi di Prosciutti, della Porzi, della Marini e di molti altri appartenenti a vario titolo al partito) fino a quanto dichiarato da Mirco Pescari, capogruppo del PD di Città di Castello, per il quale la gestione commissariale concorre a tenere il partito in una condizione di potenziale ingessamento e inutilità politica.

Quelle vicende hanno segnato la fine ingloriosa di un’esperienza e di una gestione con interpreti che ne hanno contrassegnato l’aspetto tragico, mostrando soprattutto l’inadeguatezza di attori, sempre gli stessi, che oggi, senza nessuna verifica e con una comprovata faccia tosta, si accingono con una credibilità ridotta allo zero a gestire l’elezione del nuovo segretario regionale e la nuova segreteria. Una partita ancora una volta contrassegnata dalla somma di scontri interni che hanno danneggiato la sinistra umbra.

A quel popolo speranzoso deve apparire evidente che nel PD non c’è traccia di “un’altra storia” se non quella di sempre.

Persino gli appelli e le affermazioni fatte dai candidati, da qualche figura autorevole, gruppi di iscritti, sembrano destinati a sbattere sul muro di gomma messo in piedi dall’ottuso e residuale apparato, che pare ostinatamente disposto a utilizzare a proprio vantaggio fino all’ultimo segnale di vita quello che rimane di un partito mai veramente nato.

A tale proposito, sarà sufficiente continuare a evitare il dibattito e le verifiche, individuare responsabilità, rianimare qualche circolo in prossimità di appuntamenti elettorali, “organizzare pacchetti di tessere” (come già visto) per presentarsi ai tavoli di coalizione e condizionare le liste a proprio favore.

Questo sembra essere lo scenario più credibile, il mantenimento di qualche privilegio (sempre meno) sacrificando un progetto riformista solidale e sostenibile, condannando l’Umbria e la sinistra alla marginalità e a un crescente clima reazionario e intollerante.

Così, mentre in Umbria pare di essere arrivati ai confini della realtà, in alcuni ambienti della sinistra e in quel mondo progressista che non si rassegna per tante ragioni all’inevitabile (come socialismo XXI ed altri), si è avviato un primo timido percorso di verifica, riguardo alla possibilità di aprire una discussione vera, segnata dalla volontà di non rassegnarsi a un destino marcato solo dalla rinuncia e dall’opportunismo di classi dirigenti che cercano di sopravvivere a se stesse, propinando metodi e artifizi che hanno solo avuto il merito di declassare e di consegnare la Regione a una destra conservatrice, regalandoci un’opposizione inutile e molto consociativa, che non ha interesse, capacità, volontà per ricomporre un progetto riformista.

Di Michele Martelli


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