Martedì, 27 Luglio 2021

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La portavoce

Rubrica: con gli occhi di Alice

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Lo dico subito: non sono una fan del governo Draghi, il quale non mi risulta che sia un genio visionario e nemmeno un capo rivoluzionario, categorie di uomini al comando che meglio vedrei in questo momento storico di grande difficoltà nazionale e di altrettanto grande necessità di riforme, ricostruzioni, ripartenze… una vera resurrezione da morte incombente del nostro Paese. Oh, mi aspetto delusioni, amare e dolorose (spero non tanto!), perché dalla politica dei palazzi, per definizione, le delusioni non mancano mai. Ma mi conforta non poco qualche cambiamento già visibile che il nuovo Presidente del Consiglio ha portato con sé ancor prima di essersi insediato, come espansione di luce della sua aura di super-Mario, soprattutto nel suo rigore istituzionale, nello stile da policy maker, come lui stesso si definisce.

Fin dalla sua nomina di presidente incaricato era in qualche modo implicito che la musica (a volte un rumore di fondo strombazzone e fastidioso) sarebbe cambiata: lui avrebbe preso le distanze dalla retorica populista, dalla propaganda becera, dalle esternazioni inutili e dannose, dalle chiacchiere insopportabili della politica italiana. Solo il suo nome ha fatto cadere in un momento una serie di inaccettabili postulati, ripetuti tuttavia come un refrain nelle narrazioni dei politici nostrani ante-Mario, tanto che qualcuno ci ha creduto! Tali erano l’invalidità dei dottorati e delle competenze, un vero tormentone che ha inquinato il cervello di tanti elettori del M5S, esaltati dall’exploit di consenso elettorale ricevuto a suo tempo, il sospetto per i politici di professione “a prescindere”, il risentimento per i professoroni, i giornaloni… le élite (alla lettera i migliori, coloro che sono stati scelti: eligo=scelgo), che avrebbero dovuto sparire o almeno lasciare spazio ai cittadini onesti (e incapaci)! Perché….? Perché uno vale uno! Ma quando mai?!

La nomina della portavoce di Palazzo Chigi, Paola Ansuini, è la prova incarnata del nuovo corso. Dalle cronache abbiamo appreso che si tratta di una signora, anche lei con un curriculum di profilo internazionale, già collaboratrice di Draghi al tempo di Bankitalia, che ha una presenza social minima ed elegante, una comunicazione sobria e – udite udite! – parla solo quando ha qualcosa da dire! È un verbo fresco e rigeneratore che giunge alle nostre orecchie, una buona novella che dona lenimento alle anime piagate da quel palcoscenico detestabile a cui siamo stati sottoposti nostro malgrado fino a oggi!

Non sembra vero. Sembra di esserci ripresi, con appena un residuo e leggero mal di testa, da una sorta di lunga ubriacatura, che abbiamo attraversato barcollanti e increduli, storditi e indignati… tanto che ora quasi non abbiamo il coraggio di credere che tutto sia finito! Finito? Probabilmente no, perché il copione cambia, ma gli attori sono in gran parte gli stessi. Forse un po’ di pudore, di buona vergogna… di sano discernimento... Ecco, per esempio, fra il rito pubblico, degli appuntamenti istituzionali, e quello, privato, della nutella! ◘

Di Daniela Mariotti


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