Sabato, 31 Luglio 2021

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Eterni rivali-amici

Cinema

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Recentemente la TV ha riproposto i film di Duvivier, Gallone e Comencini imperniati sulle figure di don Camillo e Peppone creati dalla penna dello scrittore Giovannino Guareschi. Don Camillo è un prete nerboruto, con le mani grandi come due badili, “capace di abbattere un bue”. Assai battagliero non disdegna di ricorrere alla forza fisica per risolvere questioni che possono apparire di primo acchito irrisolvibili. Suo grande avversario-amico è il comunista Peppone il cui viso è ornato da due folti baffi che lo fanno assomigliare a Stalin.

Dai romanzi di Guareschi sono stati tratti appunto diversi film assai divertenti. Il primo è Don Camillo per la regia di Julien Duvivier (1952). Siamo nel 1946 e Don Camillo, parroco del piccolo paese di Brescello nella Bassa emiliana, intrattiene quotidianamente colloqui con un Crocefisso (una sorta di alter ego moderatore) da cui riceve consigli e ammonimenti. Ora il nostro prete è assai irritato per la vittoria alle elezioni amministrative locali di Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, capo della sezione locale del Partito Comunista. Fra don Camillo e Peppone c’è una grande e sincera amicizia anche se le divergenti posizioni politiche li portano spesso a scontrarsi in maniera energica.

Il ritorno di don Camillo (1953) sempre diretto da Duvivier si svolge nell’inverno 1946. Don Camillo sollevato dall’incarico di parroco del paese per punizione, viene inviato in una parrocchia isolata fra le montagne. Intanto, nel paese, rimasto senza don Camillo, Peppone si ritrova a far fronte a molti problemi che ha difficoltà a risolvere senza l’aiuto del suo “nemico”. Solo il ritorno di don Camillo porrà fine ai suoi tanti problemi. “Il ritorno di don Camillo’ si conclude su un evento drammaticamente vivissimo nella recente cronaca nazionale, l’alluvione del Polesine - salvo evadere da un discorso precisamente politico-sociale sulle modalità e conseguenze del disastro, per far luogo ad un abbraccio collettivo di comunisti, clericali e proprietari terrieri in nome di una retorica dei buoni sentimenti civici ...” (Spinazzola). In Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955) la regia passa a Carmine Gallone. “La sostituzione di Gallone a Duvivier si rivela positiva: l’anziano regista (Gallone) meno pretenzioso del collega, porta nei due episodi da lui diretti le sue migliori doti di artigiano del cinema popolare: una bonarietà schietta nella raffigurazione dei rapporti fra i due personaggi, presentati oramai come vecchi amici che litigano, debbono sempre litigare fra loro, ma in realtà si vogliono sinceramente bene ...” (Spinazzola). Vediamo il film. Brescello è in grande agitazione. Si sta erigendo nella piazza un’opera architettonica dedicata alla Pace, e il Partito Comunista manda in missione degli iscritti a fini propagandistici date le imminenti elezioni politiche. Il Sindaco Peppone è candidato quale deputato. Don Camillo appresa la notizia si precipita in Chiesa davanti al Cristo a manifestare il suo sdegno. Poi però si ricorda che il sindaco non ha la quinta elementare e quindi deve sostenere un esame. Peppone è costretto a rivolgersi a lui per un “aiutino”. Don Camillo glielo concede in cambio di un “piccolo” favore. In questo film appare una “maggiorata fisica” quale militante comunista che rende gelosa la moglie del sindaco. Segue Don Camillo monsignore... ma non troppo per la regia ancora di Carmine Gallone (1961). Dall’epoca del precedente film della serie sono passati dodici anni. Siamo nel 1960 e Don Camillo e Peppone hanno fatto carriera: il primo è diventato monsignore ed il secondo è stato eletto senatore. Sono entrambi lontani da Brescello, ma ne sentono la mancanza. Don Camillo e Peppone, così, indipendentemente l’uno dall’altro, decidono di tornare al loro paese col risultato che si incontrano per caso nel vagone-letto del treno. E le liti ricominciano. Segue Il compagno don Camillo (1965) con la regia andata stavolta a Luigi Comencini. Siamo nel 1964: il paese di Brescello si appresta ad essere gemellato, fra infinite polemiche, con un paese russo. Per favorire il gemellaggio, i sovietici hanno inviato in regalo un loro trattore, che però non si mette in moto. Peppone fa appello a tutta la sua abilità di meccanico per tentare di aggiustare il trattore, però senza fortuna, e quando arriverà all’ultimo tentativo, per essere più sicuro, deciderà addirittura di farlo benedire da don Camillo. Solo allora il mezzo agricolo funzionerà a dovere. Fernandel (nome d’arte di Fernand Joseph Désiré Contandin) nel ruolo di don Camillo e Gino Cervi in quello di Peppone sono insostituibili.

“Nonostante le intenzioni conservatrici dell’autore e pur riflettendo il clima integralista da guerra fredda degli anni '50, la commedia strapaesana trovò spettatori e consensi più o meno espliciti a destra e a sinistra perché, in fondo, i due tradizionali nemici sono in realtà due facce della medesima medaglia. Conterranei, si capiscono e si stimano; divisi nelle faccende locali, si trovano spesso uniti contro il mondo esterno” (Morandini). ◘

di Pietro Mencarelli


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