Mercoledì, 26 Gennaio 2022

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Non è tutto perduto

Editoriale.

silvia romano2

È stato uno sprint vinto al fotofinish. Il sorpasso è sfuggito per una manciata di voti. Il sistema ce l’ha fatta, ma è palesemente sotto scacco. La differenza dei voti esprime solo quantitativamente la distanza tra le due formazioni che si sono contese il primato cittadino; qualitativamente la coalizione civica ha dimostrato che nella città esistono miniere di giovani energie a cielo aperto, prevalentemente impegnate nel mondo del volontariato, che chiedono di essere partecipi del protagonismo sociale. L’aggregato civico ha anche rosicchiato molti voti al Pd. Il simbolo è rimasto in mano ai vincitori, ma la tendenza a invertire la rotta e lo spirito progressivo si è manifestato nello schieramento opposto. Si è costituito così un cospicuo capitale sociale e politico da coltivare con costanza e determinazione, ma occorre consapevolezza e predisporre le misure necessarie per non disperdere il buon raccolto.

Sull’altro versante il vincitore formale è stato Secondi, ma il palmarès materiale spetta a Cristian Goracci, l' Ad di Sogepu, il cui protagonismo non ha avuto rivali. Bisogna ammetterlo. E peraltro la composizione del nuovo Consiglio, in cui figura come consigliere un avvocato consulente della medesima, dimostra che in casa Sogepu i conti sono tornati. Bacchetta al vertice del Consiglio in qualità di Presidente non fa più paura: ha subito un forte ridimensionamento. Una uscita, la sua, nutrita di  molti rancori e pochi rimpianti.

Perché dunque la coalizione civica è andata così vicina al bersaglio senza riuscire a coglierlo? La risposta, a nostro giudizio, è questa. Abbiamo sostenuto, suscitando pruriti immotivati di alcuni, che sarebbe stato necessario un patto civico con la città, quindi anche con la Destra i cui elettori sono cittadini. E, come spiega bene Alvaro Tacchini nell’articolo a pagina 4, avevano anch’essi il diritto di esprimere il loro voto per stabilire chi tra i due contendenti, una volta esclusa la loro parte, dovesse governare la città. I patti di potere si fanno tra gruppi o persone, spesso sottobanco,  per ottenere vantaggi per i vari contraenti; i patti sociali si fanno tra Stato e cittadini; i patti civici si fanno tra classe politica e comunità. Ma per quest’ultimo passaggio bisognava avere il coraggio di uscire allo scoperto, con voce forte e con l’intenzione palesata di voler voltare pagina, rivolgendosi a tutti pur nel rispetto delle reciproche identità e diversità. E invece c'è stata un po’ di timidezza e di paura, perché non si è capito fino in fondo che non c’era via d’uscita: non bisognava andare a chiedere voti o fare accordi con la Destra, come qualcuno ingenuamente ha inteso o maliziosamente ha fatto intendere, ma occorreva farsi protagonisti di una convocazione civica di alto profilo, pubblica, trasparente, aperta. I balbettii in politica non pagano. In assenza di chiarezza di progetto e di determinazione, l'attivismo dei galoppini, degli ascari, dei pagherò clientelari, degli accordi tra le vecchie glorie fatti nelle botteghe e nei retrobottega hanno avuto la meglio. La forza della coalizione, che non esercitando potere non aveva nulla da offrire, né posti al sole, né in platea o in galleria, risiedeva solo nel rinnovamento del personale e sulla qualità della proposta politica. Poi si può spiegare che sarebbe stata utile una maggiore presenza nella zona sud, a Trestina e dintorni,  e forse le cose sarebbero andate meglio. È possibile che sia così. Ma la coalizione non doveva inseguire le astuzie della controparte, perché su quel terreno la sconfitta era già acquisita in partenza: ubi major… La partita andava giocata sulla novità dei volti, delle persone, sul protagonismo dei giovani, sulla loro capacità di utilizzo delle nuove tecnologie per parlare ai loro coetanei, sulla voglia di cambiamento, sui tanti problemi cittadini irrisolti da decenni sui quali dire parole chiare, sullo slancio da ridare alla città e soprattutto alla politica, sulla voglia di fare le cose pulite. Alla fine c'è stato un deficit di convinzione e di forza. Così ha vinto la continuità, ma la voglia di cambiamento non ha perso: è il vero dato di cui tener conto. Ed è molto probabile che questa stagione politica al prossimo giro di giostra sarà superata e archiviata con molti dei suoi protagonisti attuali, non per loro demeriti, ma per il passaggio a una fase storica per la quale non sono attrezzati. I partiti, infatti, come dimostra la vicenda nazionale, per risorgere dalle loro ceneri dovranno sudare lacrime e sangue. E a Castello, più che altrove, si dovrà completare quel processo appena iniziato per cestinare le incrostazioni di un potere che ha messo radici profonde. In questo, la società civile ha dimostrato di essere in vantaggio. Dunque non tutto è perduto. ◘

Redazione Altrapagina.it


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