Mercoledì, 26 Gennaio 2022

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Virus e immigrati: le due facce della pandemia

Editoriale.

la guerra dimenticata i mass shooting mese dicembre 2021 2

Mentre imperversa la diatriba tra no vax - no green pass, sì vax - sì green pass, giunge la notizia che è stato testato il primo vaccino contro la malaria. Ci sono voluti 40 anni di ricerca per giungere a questo risultato. Come mai tanto tempo, se è stato possibile ottenere il vaccino anti-Covid in un solo anno di ricerche e investimenti miliardari? Basterebbe porsi questa semplice domanda per spazzare via il tavolo e i salotti dalle nostre discussioni inutili e dannose. La malaria provoca 400.000 morti all’anno, il 50% sono bambini al di sotto dei 5 anni, e attecchisce soprattutto nei Paesi africani più poveri. Anche l'Hiv è ormai confinato nel continente nero e non è stato trovato ancora un vaccino per contrastarlo. La spiegazione dunque non va ricercata nella scienza, ma nella politica e nell'economia: la ricerca insegue la remunerazione e non il bisogno. I Paesi occidentali ricchi possono pagare cifre per la vita che i più poveri non possono permettersi. Il Big Pharma, come qualsiasi altra industria capitalista, è soggetta al profitto e quindi non può derogare alla legge del sistema. E mentre si continuano le litanie sulla dittatura sanitaria, la società autoritaria e le teorie del complotto variamente modulate, dall’Africa è arrivata la variante Omicron che promette di aggiungere ulteriore benzina al fuoco. Come se non bastasse si apprende che nei frigoriferi dei Paesi occidentali giacciono un miliardo e 200.000 dosi di vaccini. Molti di questi resteranno inutilizzati e gettati nella spazzatura. Dello stesso Covax, il vaccino dei poveri, sono state restituite milioni di dosi all’Organizzazione mondiale perché inutilizzabili. Profitto ed egoismo stanno spiegando molto bene perché la situazione stia diventando sempre più incontrollabile.

E mentre si identificano le cause che hanno prodotto il disastro nell’atteggiamento predatorio dell’uomo sulla natura, arriva, puntuale, la notizia che l’aviaria imperversa negli allevamenti italiani, ancora una volta serbatoi di virus e di morte. «Sono milioni gli animali finora abbattuti per contenere l’influenza aviaria ad alta patogenicità che da oltre un mese si sta diffondendo in Italia infettando tacchini, quaglie, polli e galline all’interno di allevamenti intensivi di Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’influenza aviaria diffusasi a partire da ottobre 2021 negli allevamenti italiani sta condannando all’abbattimento diversi milioni di animali, a fronte di 102 focolai verificati, come riportato dal Ministero della Salute». Numeri enormi, che portanto ancora in primo piano la pericolosità degli allevamenti intensivi, ma di cui l'informazione non si occupa.

L’etica ci dice che la vita è il bene comune indivisibile, ma, ora che ci sarebbe bisogno realmente di una Comunità Mondiale che faccia valere questo principio, l’Occidente si chiude in se stesso, pensando così di vivere in una enclave immunizzata circondata da un mondo infetto.

«Alle frontiere d’Europa muoiono di freddo, di fame: sono afgani, iracheni e siriani che fuggono dalla desolazione che i nostri aerei, i nostri elicotteri, i nostri droni hanno seminato nelle loro terre. Li abbiamo aggrediti per portargli la democrazia, abbiamo distrutto tutto, gli abbiamo portato via quel che potevamo portare via, e adesso come si permettono di venire a bussare alla nostra porta? In ogni caso la nostra porta è chiusa».

Oltre alla variante Omicron continua a imperversare la variante immigrati contro cui non esiste altro vaccino che muri, fili spinati, barriere ideologiche e culturali.

L’uomo occidentale ha depredato la natura così come ha depredato popolazioni di continenti interi, condannandole alla povertà endemica e alla pandemia endemica. Sono questi i segnali principali del cambiamento in atto: dovremo abituarci a convivere endemicamente con povertà e insicurezza biologica, ovvero a una guerra permanente contro chi minaccia la nostra vita dall’interno, il virus, e dall’esterno, gli immigrati. Il virus non è democratico, ha semplicemente messo a nudo la divisione del mondo tra ricchi e poveri, il muro più difficile da abbattere e che non si vuol prendere in considerazione. ◘

di Antonio Guerrini


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