Sabato, 28 Maggio 2022

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La paralisi della politica

Intervista a NELLO SCAVO, giornalista, inviato di guerra.

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A Nello Scavo, inviato di guerra in diversi teatri dall’Iraq all’Afghanistan, dal Kosovo alla Libia, chiediamo cosa lo ha colpito di più  nella vicenda dell'Ucraina.

«È una guerra apparentemente simile a tante altre ma in realtà inedita, modernissima e arcaica allo stesso tempo. Si sta combattendo corpo a corpo anche nei fienili, con la cattura dei prigionieri, le vendette e rappresaglie, e modernissima perché utilizza le tecnologie più avanzate, dai satelliti ai sistemi guida laser, ai droni. Non eravamo abituarti a un conflitto di questo genere».

È una guerra fratricida?

«È già accaduto nella ex Jugoslavia, ma l’invasione di un Paese nei confronti di un altro non s’è mai vista neanche durante la Guerra fredda. È una novità assoluta. L’altro dato è la quantità gigantesca di profughi arrivati in Europa in poche settimane, che mette a nudo le ipocrisie che ci siamo raccontati sul tema dei migranti. È una sfida inedita».

Lei ha visto sia Kiev che il Donbass e soprattutto Mariupol. Quali impressioni ne ha tratto?

«Il Donbass e Mariupol rappresentano la parte più arcaica di questa guerra in cui si combatte casa per casa. Abbiamo notizie confermate di stupri sulle donne, di abusi, di violenza da ambo le parti, ma non dobbiamo dimenticare chi è l’aggressore e chi è l’aggredito. I Sindaci di queste zone hanno smesso di contare le persone decedute e tutto viene calcolato a peso. A Kharkiv, altra città massacrata, sono state sepolte 80 tonnellate di esseri umani, ma si tratta di brandelli. Bisogna seppellire in fretta perché c’è una ricaduta sanitaria spaventosa. Si è perduta la dignità del morire e la pietosa ricomposizione dei cadaveri».

Ci sono stati episodi di violenza da parte dei russi nei confronti della popolazione civile?

«Sì, li confermo. Ci sono episodi anche dall’altra parte, ma non paragonabili a quello che sta accadendo da parte russa contro l’Ucraina. Di tante persone non abbiamo più notizie e molte vittime non sono identificabili. Giudicare diventa difficile, ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti».

Qual è a suo parere il disegno di Putin dopo più di un mese di guerra?

la paralisi della politica altrapagina aprile 2022«Nessuno lo sa, perché non c’è stata una dichiarazione precisa degli scopi della Russia. Se il progetto di Putin è di scavare un solco tra Europa e Russia è un conto, se vuol ricostruire l’Impero russo dell’epoca di Ivan il Terribile è un altro. Io penso che i negoziati servano solo a guadagnare tempo per riorganizzare le forze e dire alla Comunità internazionale e all’opinione pubblica interna di voler negoziare. In realtà  in ogni guerra bisogna stabilire un cessate il fuoco e cercare un mediatore. Finora non c’è la base giuridica né su cosa si stia negoziando».

È la vecchia filosofia del divide et impera?

«Per arrivare a un negoziato stabile Putin pensa che ci vogliano settimane o addirittura mesi, nel frattempo le acque ucraine possono calmarsi e quelle della Nato possono essere sconvolte. Questo è il progetto su cui lavora il Ministro degli esteri Lavrov»

Stiamo assistendo al riarmo di tutti i Paesi europei. È la fine di un pacifismo che non è stato capace di far crescere una cultura di pace?

«Io non sono un pacifista a oltranza, sono un nonviolento, però ci sono situazioni in cui quando uno è aggredito difficilmente  riesce a tenere le mani in tasca. Il pacifismo è stato minato dagli amici dei pacifisti; i peggiori crimini contro i diritti umani in Libia sono stati commessi su indicazione e ordine di un Governo di Centro-sinistra italiano. Tutto comincia col governo Gentiloni-Minniti. Anche all’interno della Sinistra non è maturata una cultura di pace e non mi sorprende che tutti corrano al riarmo».

Cosa pensa dell’idea di inviare armi all’Ucraina?

«Sono molto perplesso, il mio timore è che diventi una guerra per procura, dove gli ucraini vadano a regolare i conti con Putin al posto nostro. Non ho alcun diritto di dire alle persone: “armatevi e combattete” e neanche quello di dire loro “arrendetevi perché poi Putin vi massacra”. Il mio compito è di raccontare i fatti e di ponderare bene le parole. Ho conosciuto persone che dicevano ai ragazzi che non dovevano combattere per odio ma per amore della libertà. È un punto di vista molto diverso».

Sembra che in questo momento la politica abbia perso la voce e sia rimasta molto in silenzio. Come mai?

«Dal punto di vista mediatico c’è stata una grandissima attenzione soprattutto all’inizio della guerra, e a noi giornalisti italiani a Kiev chiedevano di dare testimonianza della situazione. Anche adesso c’è un grande bisogno di informazione».

Sembra che la politica sia molto confusa?

«Certamente. Anche perché il nostro Paese ha rapporti molto ambigui con Putin, addirittura incestuosi. Quelli che predicano la pace, ma non hanno il coraggio di dire che ci stanno crimini in Ucraina, sono gli stessi che propongono di rinforzare le norme sulla legittima difesa in Italia. Scoprirsi gandhiani è proprio un escamotage; sarebbe più corretto chiedere scusa e ammettere che un certo tipo di politica e di lessico non funzionano più. Di questo cambio di rotta non vedo alcuna traccia». ◘

di Michele Martelli


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